Sono un ex medico abortista. Ecco il mio appello a LeRoy Carhart

Haywood J. Robinson è un ex medico abortista da tempo passato dalla parte del sostegno alla vita. E’ infatti membro del movimento “40 giorni per la vita”. Robinson, da ex abortista, fa un appello al dott. LeRoy Carhart a deporre lo speculum e passare dalla parte della vita. LeRoy Carhart, abortista, è un medico che ammette senza mezzi termini che quando pratica un aborto sta uccidendo un bambino, e non si giustifica per questo, anzi lo dice pure alla mamma.

Ecco il suo appello pubblicato su Lifesitenews e tradotto per noi da Annarosa Rossetto.

Durante i miei decenni di lavoro come medico di famiglia, ho fatto nascere centinaia di bambini. Ancora oggi in questo mondo non c’è nulla di paragonabile al vedere una madre che culla il suo bambino nei momenti subito dopo la nascita. Le ore successive all’arrivo del bambino sono ugualmente preziose; dalle fotografie alle impronte dei piedini e al vedere il bambino che viene passato tra i parenti per ricevere abbracci e baci da tutti, non c’è niente di meglio del giorno della nascita di un bimbo. Ho il privilegio di aver assistito e aver avuto parte ad una infinità di questi giorni.

Per questo motivo, a causa della purezza e della gioia senza precedenti che ho sperimentato più volte con la nascita di un bambino, sono rimasto più che inorridito quando ho scoperto i servizi offerti da un tale dottor LeRoy Carhart, un uomo che ha bestemmiato contro la bellezza del primo giorno di un bambino a questo mondo. Il Dr. Carhart procura aborti del terzo trimestre, dopo di che consente alla famiglia di tenere il bambino abortito e di scattare foto di famiglia prima che il corpo del bambino venga smaltito.


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“Molte pazienti richiedono un ricordo del loro bambino da portare a casa”, si legge in un opuscolo sul sito Web del Dr. Carhart. “[Potreste] voler prendere in considerazione di avere un ricordo del tempo prezioso … che voi e il vostro bambino avete passato insieme.”

Sì, per $ 10.000, il Dr. Carhart ucciderà il tuo bambino e ti fornirà un “certificato di commemorazione”. L’opuscolo raffigura una scatola dei ricordi contenente un certificato di aborto del bambino eliminato, le impronte dei piedini, una cuffietta e un papero imbottito. Oltre a fornire ricordi delle sue vittime, il Dr. Carhart fa riferimento anche a servizi funebri, cremazione e servizi religiosi fatti da clero a favore dell’aborto.

Il dottor Carhart non cerca di nascondere il fatto che ogni aborto che compie pone fine a una vita umana innocente. Non cerca di disumanizzare il bambino con eufemismi testati da gruppi di discussione. Ammette che sta uccidendo un bambino e non si giustifica. È un tentativo di rappresentare l’aborto come una parte naturale della vita. Ma la scienza ci mostra che l’aborto è tutt’altro che naturale – è dannoso.


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L’aborto tardivo è una estenuante procedura di tre o quattro giorni che è pericolosa o addirittura mortale per la madre e il bambino. È una delle peggiori torture fisiche ed emotive che una donna possa sperimentare.

Il dottor  Carhart non ha avuto il tempo di dare al vedovo di Jennifer Morbelli una scatola dei ricordi che celebrava il prezioso tempo passato insieme dalla coppia. Questo perché la maestra d’asilo è morta il giorno dopo che il dr. Carhart ha abortito il suo bambino alla 33a settimana di gravidanza.

Il rischio di complicazioni così micidiali è il motivo per cui molti degli Stati (degli USA, ndt) stanno promulgando leggi che impongono alle cliniche abortiste di avere i privilegi di ammissione a livello del locale ospedale. Tali leggi assicurano che chi fa aborti non possa semplicemente abbandonare una paziente, inviarla al pronto soccorso e in modo che sia un altro medico a gestire le complicanze insorte durante la procedura.


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Persino i paesi dell’Europa post-cristiana non consentono gli orribili aborti del terzo trimestre. Solo cinque paesi in tutto il mondo consentono l’aborto a libero accesso dopo la 24a settimana di gestazione: Stati Uniti, Canada, Vietnam, Cina e Corea del Nord.

Desensibilizzazione e disumanizzazione progressive

La verità, purtroppo, è che posso capire le azioni del Dr. Carhart. All’inizio della mia carriera, ho eseguito aborti. È comprensibile come la desensibilizzazione e la disumanizzazione necessarie per continuare a lavorare in questo settore portino a certi punti. C’è stato un tempo in un passato non troppo lontano in cui la comunità medica non avrebbe tollerato lo spargimento di sangue innocente. Dopo 46 anni di cuori spezzati e 60 milioni di vite perse, i medici abortisti e altri medici favorevoli all’aborto devono ammettere il nostro ruolo nella più significativa crisi dei diritti civili di tutti i tempi.

L’aborto non è una medicina. La gravidanza non è una malattia.

C’è un detto nella formazione medica: “Vedi una cosa. La fai una volta. La insegni.” Il primo aborto a cui ho assistito mi ha turbato … il secondo, non tanto. Stavo sperimentando desensibilizzazione e disumanizzazione progressive. Quando ho finito il mio tirocinio, ero più che felice di eseguire aborti per qualche soldo in più. L’aborto è un affare redditizio. È alimentato dal denaro e dall’avidità. “L’amore per il denaro è la radice di ogni male”. Ma ora sono qui , dal lato pro-life, passato dalle tenebre alla luce. Sono la prova vivente che la verità può vincere la desensibilizzazione, la disumanizzazione, la dipendenza dai soldi e l’impegno ideologico per l’aborto legale.

Il nostro paese è stato fondato sull’affermazione che tutti gli esseri umani sono creati uguali e hanno diritto a pari protezione da parte della legge. È un principio che ha guidato il nostro Paese a superare una miriade di ingiustizie sociali e ci porterà anche alla fine dell’aborto. E quindi, questo è il mio appello, dottor Carhart: in primo luogo, ricorda il motivo per cui sei diventato medico: assistere e guarire. “Per prima cosa, non nuocere.”

Deponendo il tuo speculum (dispositivo medico utilizzato per mantenere aperto un orifizio in modo da permettere l’effettuazione di un aborto, ndr) e usando la tua esperienza medica per salvare vite invece di distruggerle, potresti diventare un difensore dei diritti umani di grande impatto e magari salvare decine di milioni di vite. Potresti persino cambiare le sorti della storia.

Per favore, torna a casa. Non è troppo tardi.

Dr. Haywood Robinson, Direttore per le questioni mediche e la formazione di “40 giorni per la vita”. Ha frequentato l’Università di Medicina della California del Sud specializzandosi in medicina di famiglia e ha praticato aborti fino al 1981.

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Fin qui l’articolo del dott. Haywood J. Robinson. Ma…..

Chi è il dottor LeRoy Carhart?

 

La giornalista della BBC, Andersson, ha incontrato per una intervista il dott. Carhart nella sua clinica degli aborti del Maryland il 22 luglio 2019.

Carhart ha praticato aborti per trent’anni. Ha rivelato con disinvoltura quanto sia stato accomodante riguardo alle giustificazioni per l’aborto a termine (cioè fatto nello stato avanzato di gravidanza), facendo notare come nel valutare un aborto si debbano considerare tutti i tipi di salute della donna, non solo quella psico-fisica, ma anche quella finanziaria e sociale.

Ad un certo punto dell’intervista (lo spezzone che vi proponiamo nel video), il dott. Carhart lascia senza parole la giornalista quando dichiara in modo inammissibile: “Per il feto non fa differenza se nasce o meno.” Allora, la giornalista Andersson appare visibilmente sbalordita, ma Carhart in maniera impenitente aggiunge: “Il bambino non ha alcun input in questo senso per quanto mi riguarda”. Cioè, per lui, il bambino non conta nulla.

Andersson gli dà la possibilità di fare marcia indietro osservando: “E’ interessante il fatto che usi la parola bambino, perché la maggior parte degli abortisti non la useranno – useranno la parola feto, perché non vogliono riconoscere…..”.

Ma Carhart, in maniera molto franca e visibilmente disinteressato a nascondere una realtà che lui riconosce chiaramente, la interrompe e dice: “Penso che sia un bambino, e uso [la parola] con i pazienti”. Cioè non parla di feto ma proprio di bambino con la mamma a cui sta praticando l’aborto.

A questo punto gli occhi della Andersson si spalancano, e osserva incredula: “E tu non hai problemi…..con….l’uccisione di un bambino?”.

Carhart in maniera inequivocabile risponde: “Non ho problemi se è nell’utero della madre”.

Annarosa Rossetto, Il blog di Sabino Paciolla, 5 Dicembre 2019