“Per quarant’anni mi disgustai di quella generazione”. Il Referendum sulla 194 compie 40 anni

Legge 194 - Aborto

Un popolo contro la vita. Ci sarà una riscossa?

Quarant’anni fa il 67% degli italiani ha confermato in un referendum popolare di volere la legge abortista 194, approvata tre anni prima dal Parlamento. Per la prima volta nella storia la maggioranza di un popolo ha proclamato solennemente e coscientemente di volere uno sterminio di una parte della sua popolazione.
Non era mai successo prima: lo sterminio di 6 milioni di Ebrei è stato decretato dai capi del Partito Nazionalsocialista di Hitler e non certo dal popolo tedesco, lo sterminio di 40 milioni di dissidenti è stato decretato dal Partito Comunista Sovietico e non certo dalla popolazione russa, lo sterminio di 50 o 100 milioni di connazionali non comunisti è stato decretato dal Partito Comunista di Mao Tse Tung e non certo dall’immenso popolo cinese, lo sterminio di un terzo della popolazione della Cambogia è stato decretato dai Khmer Rossi di Pol Pot e non certo dalla popolazione cambogiana, e via dicendo.
Ora no: è la larga maggioranza del popolo italiano che ha deciso essere giusto e legale lo sterminio dei nascituri. Per la prima volta nella storia dell’intera umanità: infatti l’Italia è stata la prima al mondo a pronunciarsi sulla legalizzazione dell’uccisione dei nascituri con un referendum popolare. Per la prima volta nella storia dell’umanità un popolo ha deciso democraticamente e pubblicamente che è giusto uccidere i propri figli.

Quanti? Finora 6 milioni e 350 mila figli e figlie uccisi con l’aborto chirurgico legale, a cui si sono aggiunti diversi altri milioni di nascituri uccisi con l’aborto farmacologico (pillole post-coito, pillola RU 486, spirali e altri). Il calcolo scientifico più attendibile parla purtroppo di 2700 nascituri (embrioni e feti) uccisi ogni giorno nella sola Italia.

Tutti questi innocenti vengono uccisi volutamente, legalmente, con sentenza di morte firmata dai pubblici ufficiali, con il consenso della grande maggioranza della popolazione e con il silenzio di quasi tutto il resto della nazione.
Vengono uccisi perché è stato votato democraticamente che è giusto ucciderli e che lo Stato deve mettere a disposizione i suoi mezzi e il suo personale per ucciderli.

La legge abortista è quindi gravissima per tre ragioni fondamentali:


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  • anzitutto perché è un atto solenne in cui si esprime una volontà collettiva cosciente di approvare l’omicidio di persone innocenti;
  • in secondo luogo perché in tal modo educa un intero popolo a chiamare diritto ciò che è delitto, bene ciò che è male, giusto ciò che è ingiusto, e spinge quindi un intero popolo a moltiplicare gli atti in cui questo delitto si attua;
  • in terzo luogo perché ha autorizzato e realizzato il più gigantesco genocidio della storia italica, con un numero di vittime che dovrebbe far inorridire e urlare ogni persona minimamente consapevole.

La legge abortista dunque colpisce due realtà fondamentali:

  • la coscienza personale e sociale del bene e del male, che viene radicalmente mutata;
  • la vita o esistenza stessa di un numero incalcolabile di nascituri.

La vecchia norma diceva: “Non è lecito ad una madre uccidere il proprio figlio nel suo grembo”. La nuova norma dice: “E’ lecito ad una madre uccidere il proprio figlio nel suo grembo e lo Stato difende questo suo diritto e mette a disposizione gratuitamente l’apparato sanitario per compiere l’uccisione e eliminare il cadavere”.
La proclamazione pubblica e solenne di questa affermazione di principio, cioè la promulgazione e la difesa della legge 194, è un atto che in se stesso ha una gravità immensa, tale da rovesciare tutto l’ordinamento giuridico e morale di un popolo. L’approvazione di questa legge da parte del Parlamento nel 1978, la sua conferma referendaria da parte della maggioranza della popolazione italiana nel 1981 e la difesa sistematica costante nel tempo di questa norma assassina da parte di molte forze politiche, ideologiche, sociali e mass-mediatiche, nonostante le evidenze scientifiche, logiche, umane e morali dell’immane e spaventoso sterminio dei più innocenti e dei più indifesi tra gli uomini che questa legge ha causato e continua a causare, è di una gravità tale che mancano le parole per descriverla.
E’ l’atto più grave di rivolta contro Dio da parte di una intera popolazione. E’ un vero e proprio scontro frontale con Dio, Creatore e Redentore dell’uomo.

La legalizzazione dell’aborto non solo ha legalizzato gli omicidi clandestini, che non era assolutamente lecito legalizzare, ma ha anche moltiplicato a dismisura le uccisioni, come dimostrano le curve demografiche. Infatti dal 1978 in poi si è verificato in pochissimo tempo un crollo enorme delle nascite da 750 mila a 550 mila, senza più riprese; se la legge avesse solamente ‘sistemato’ gli aborti clandestini, la curva delle nascite sarebbe continuata come prima, a 750 mila all’anno; e invece la mattanza si è estesa spaventosamente, con grande soddisfazione dei promotori della legge.


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Si noti ancora che l’esistenza di una legge che sancisce il diritto ad uccidere gli innocenti è talmente odiosa che bisognerebbe farla abrogare immediatamente anche se non fosse applicata da nessuno e non procurasse nessun morto. Il motivo è evidente: sarebbe comunque una affermazione solenne e collettiva di un principio malvagio e orrendo, in totale opposizione al bene comune, alla coscienza più elementare, alla legge morale naturale, al senso di umanità minimale di tutti i popoli e alla legge religiosa condivisa da moltissimi cittadini.
Esattamente come le leggi razziali contro gli Ebrei: se fossero ancora in vigore, senza essere applicate da nessuno, non esiteremmo un istante a chiederne l’immediata cancellazione. E invece, nel caso dell’aborto, stiamo zitti di fronte non solo all’odiosità in sé della legge, ma anche ai milioni di morti che procura.

L’Italia è stremata: non ha più figli. Negli anni Sessanta, le nascite degli italiani erano stabilmente attorno alle 953 mila all’anno, ora sono meno di 350 mila. Mancano 19 milioni di giovani tra 0 e 50 anni, che la contraccezione e l’aborto hanno impedito di far nascere negli ultimi 50 anni. Oggi quei 19 milioni di giovani sarebbero la forza dell’Italia, che invece è ora un paese di pensionati che gravano sui pochi giovani rimasti.
Il popolo italiano è stato ingannato da ideologie assassine, che si sono presentate come il progresso dell’umanità, calpestando la fede cristiana della gente e i suoi valori. Sono queste ideologie e coloro che le sostengono che hanno la responsabilità dello sterminio.

Non è dunque ora di dire basta? Per quanto tempo ancora durerà questa follia? Per quanto tempo ancora il nostro popolo continuerà a suicidarsi? Quanto sangue innocente vogliamo che sia sparso ancora prima di rientrare in noi stessi e renderci conto di quello che abbiamo fatto dei nostri figli? Il mito dell’invincibile Eracle che inconsapevolmente uccide i suoi amatissimi figli andrà avanti fino all’ultima vittima? Quanto tempo rimane ancora all’Italia per pentirsi, chiedere perdono e tornare a vivere? Per quanto tempo ancora vogliamo sfidare il Creatore e il Redentore dell’umanità? “Quello che avete fatto al più piccolo dei miei fratelli, l’avete fatto a me” …


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Sono già passati quarant’anni: un tempo biblico che deve far riflettere tutti e suscitare un immediato cambiamento. Prima che sia troppo tardi.

Ed è significativo che questo 22 maggio, proprio nella Capitale dove questo scempio è stato legalizzato, si svolgerà la decima edizione della Marcia per la Vita, seppur in forma statica. A partire dalle 11:00, in via dei Fori Imperiali, si riuniranno una buona parte delle associazioni pro-life che combattono quotidianamente questa sacrosanta battaglia per la vita umana innocente e per testimoniare la contrarietà ad una legge iniqua come la 194. Si scende in piazza proprio nell’ottica di dare una pubblica testimonianza, laddove pubblicamente si offendono la legge di Dio e la legge naturale inscritta nel cuore di ogni uomo!

Non possiamo far finta di non vedere.

FONTE: don Gabriele Mangiarotti, Cultura Cattolica, 17 Maggio 2021