Marcia per la Vita: intervento finale della portavoce Virginia Coda Nunziante del 22 maggio 2021

Penso sinceramente che non ci sia nulla da aggiungere a quanto detto da S.E. mons. Suetta che ha riassunto per tutti noi le motivazioni di un impegno imprescindibile. Grazie Eccellenza per quanto Lei ormai rappresenta per il nostro mondo.

Permettetemi solo brevemente di concludere questa bellissima giornata ringraziando la Divina Provvidenza per averci riunito qui oggi ed un grazie anche per questi dieci anni di vita della Marcia.

Qualcuno potrà obiettare che la Marcia quest’anno non c’è stata, ma rispondiamo facilmente che la Marcia non sta nelle parole, ma nella sostanza.

E la sostanza della Marcia per la Vita, fin dalla sua prima edizione, nel 2011, non è stata solo quella di marciare, ma quella di esprimere una presenza pubblica nelle strade, nelle piazze, ovunque possibile, per affermare che la vita è un dono indisponibile di Dio e per combattere l’iniqua legge 194, che ha legalizzato l’uccisione in Italia, sino ad oggi, di oltre sei milioni di innocenti. Tanto più assurdo se pensiamo che proprio mercoledì scorso la commissione Affari costituzionali del Senato ha approvato l’iter che potrebbe apportare delle modifiche alla Costituzione inserendo la tutela degli “essere senzienti” (gli animali), della biodiversità e dell’ambiente. Gli animali sono essere senzienti, il bambino nel ventre materno no… Gli ambientalisti e gli animalisti hanno esultato per il loro successo. E noi? Penso che dobbiamo prenderlo come un impegno sempre più deciso di essere la voce e le gambe di chi non può parlare né può difendersi.


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In questi dieci anni abbiamo avuto bellissime testimonianze, non posso citarle tutte ma vorrei ricordare fin dalla prima Marcia di Desenzano Gianna Emanuela Molla, figlia di santa Gianna Beretta Molla, anche oggi qui presente, che parlò dal palco a Roma nel 2012 insieme al dottor Xavier Dor, l’eroico medico francese, deceduto l’anno scorso, che più volte ha patito il carcere per aver manifestato a favore della vita davanti alle cliniche abortiste in Francia. Sempre dalla Francia, venne la madre di Vincent Lambert, poco prima che al giovane tetraplegico francese fosse tolta la vita per disidratazione; e anche Jean-Marie Le Méné, presidente della Fondazione Lejeune e genero del prof. Jérome Lejeune, di cui quest’anno sono state riconosciute dalla Chiesa le virtù eroiche (in piazza saluto e ringrazio la postulatrice della causa di beatificazione, Aude Dugast); ma anche la famosissima Gianna Jessen, sopravvissuta ad un aborto salino, Jeanne Mancini, presidente della March for Life americana… potrei continuare ma sarebbe troppo lungo.

Ci sarebbe poi da parlare dei frutti della Marcia per la Vita, ovvero dei gruppi e dei movimenti che da essa sono nati. Mi sia consentito ricordare Pro-Vita, di Tony Brandi, oggi rappresentata qui in piazza da Jacopo Coghe; i Giuristi per la Vita di Gianfranco Amato, gli Universitari della Vita di Chiara Chiessi e Fabio Fuiano, i Liceali per la Vita. Tutti questi gruppi fanno parte di un mondo pro-life che negli ultimi dieci anni è divenuto ampio e articolato.

La Marcia per la Vita non è mai stato un movimento, ma solo un evento unitivo del mondo pro-life italiano. Un evento che svolgendosi nella piazza pubblica ha delle caratteristiche ben precise perché si rivolge all’opinione pubblica del nostro Paese. Conosco bene le posizioni di molti che combattono anche con grande generosità per la causa della vita pensando che dobbiamo limitarci ad affrontare il dibattito solo da un punto di vista razionale e naturale. Certamente questo è un buon punto di partenza. Ma a mio avviso non è sufficiente.


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La battaglia contro la cultura abortista va combattuta in nome della difesa di un ordine morale di valori, cioè di quella legge naturale e morale che ha in Dio la sua causa e il suo ultimo fine. Alla Sua gloria ed ai Suoi interessi abbiamo sempre sottomesso la nostra battaglia, che ci vede come semplici strumenti di un piano più alto, di cui Dio è regista, ed è sempre vincitore.

Dobbiamo desiderare profondamente che tutta la nostra società torni a essere profondamente cristiana perché solo in questo modo si ritroverà la pace, l’armonia, la crescita e la prosperità. E questo lo dico in quanto cittadina italiana che ama profondamente il proprio Paese ma anche in quanto cattolica, perfettamente cosciente che la società o si converte o andrà verso un inesorabile declino.

È questo il messaggio che dobbiamo trasmettere ai giovani. Ho chiesto loro di salire sul palco nella convinzione che il futuro di ogni Paese, e dunque anche del nostro, sia nelle giovani generazioni. Sentite cosa disse un diciottenne americano, Ruben Verastegui, alla Marcia di Washington del 2013.


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Sono anch’io convinta che la causa della vita, il bene del nostro Paese è anche nelle loro mani: la Madonna guiderà i lori passi in futuro, come lo ha fatto sempre con noi. Abbiamo tutti grandi responsabilità soprattutto quella di proteggere questi bambini più piccoli da un attacco senza precedenti nella storia per distruggere la loro purezza e innocenza e per proteggere i corpi di altri innocenti uccisi nel grembo materno. Noi oggi abbiamo la soddisfazione di aver combattuto una buona battaglia in difesa della vita, contro l’aborto, senza eccezioni e senza compromessi.

Torniamo alle nostre case con il cuore pieno di soddisfazione e di fiducia nel futuro perché la Divina Provvidenza non fa mai mancare il suo aiuto a chi si schiera in difesa della Verità e del Bene.

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