L’uccisione dei pulcini suscita indignazione. E quella dei bambini?

In un recente sondaggio, il 78% degli italiani si è espresso contro l’uccisione dei pulcini maschi appena nati, pratica comune a livello industriale. Si parla di milioni di pulcini ogni anno. È curioso notare come, nel 2021, lo stesso popolo italiano si è espresso positivamente nei confronti della legge 194, che consente l’aborto, quindi l’uccisione di un essere umano innocente (e anche qui parliamo di milioni di bambini uccisi ogni anno nel mondo). Come riportato nell’articolo:

“Dal 2005 in poi la maggioranza assoluta degli italiani ritiene che si tratti di una buona legge, opinione confermata tutti gli anni tranne che nel 2014. Nel 2021 la pensa così il 66% degli intervistati, percentuale che sale al 77% tra i 25-34enni. Si tratta del 25% in più del 41% che era di questa opinione nel 1997.”  [1]

Come è possibile indignarsi per la morte dei pulcini ma non per quella dei bambini? Bambini che spesso vengono soppressi ancora prima di nascere, nella pancia della mamma, il luogo che dovrebbe essere il più sicuro in assoluto. Sempre di uccisione si tratta. Qualora poi si volesse un’ulteriore prova della contraddittorietà di una tale posizione ci si potrebbe chiedere: perché difendere i pulcini ma non altri animali come, ad esempio, scarafaggi o ragni? Qual è il criterio d’assegnazione della dignità? Forse la tenerezza dell’aspetto? Nessuno, crediamo, si ribellerebbe per tutti i ragni che vengono uccisi nel mondo giornalmente e il risultato di un analogo sondaggio avrebbe un risultato totalmente diverso. Solo perché il ragno è esteticamente ripugnante. Lasciamo al lettore una riflessione personale su questo punto.

Continuando nel nostro ragionamento, non si può dimenticare la differenza ontologica che c’è tra un essere umano e un animale, perché un essere umano non è semplicemente un animale più evoluto ma è, per la sua natura razionale, superiore a tutte le altre creature, e questo è evidente innanzitutto nella differenza di comportamento di animali e uomo, come ben spiegato da Chesterton:


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Che l’uomo e la bestia siano simili è, in un certo senso, una verità; ma che essendo tanto simili, siano poi così assurdamente dissimili, è un enigma sconvolgente. Il fatto che una scimmia abbia le mani è molto meno interessante per il filosofo del fatto che, pur avendo le mani, non le usi come l’uomo: non gioca con gli astragali né suona il violino; non scolpisce il marmo né taglia il montone. […] Certi sognatori moderni dicono che le formiche e le api hanno una società superiore alla nostra. In effetti hanno una civiltà, ma proprio questa verità ci rammenta che è una civiltà inferiore. Chi mai ha scoperto un formicaio decorato con statue di formiche famose? Chi ha mai visto un alveare scolpito con le immagini di splendide regine del passato? No, l’abisso tra l’uomo e le altre creature potrebbe avere una spiegazione naturale, ma rimane un abisso.” [2]

Riguardo ai pulcini viene anche riferito che vengono soppressi “senza preventivo stordimento”, quindi si presume che proveranno il massimo del dolore. E un bambino che viene abortito? Non viene forse smembrato o avvelenato senza alcuna preventiva anestesia [3]? È curioso come l’argomento del dolore venga utilizzato in funzione del messaggio che si vuole far passare: un animale prova dolore e quindi non deve essere ucciso, ma un bambino nel grembo materno può essere tranquillamente abortito perché non presumibilmente non proverebbe dolore [4]. Addirittura, si arriva, delirando, a dire che non è neanche una persona, per giustificare l’aborto. D’altro canto c’è invece chi afferma che proprio perché sia animali che esseri umani provano dolore, allora avrebbero pari dignità. Ma non è così, come ben spiegato da Alessandro Benigni:

“Uomo e topo sono uguali, in base alla mera capacità di provare dolore? Basta la capacità di provare dolore, per essere umani? Se fosse questo l’argomento fondante, come scrive lo stesso Singer (“Se un essere non è capace di provare dolore, o di avere esperienza di piacere o felicità, non c’è nulla da prendere in considerazione”), allora ne consegue che un essere umano reso incapace di provare dolore, può essere tranquillamente torturato, ed ucciso. Perché no? E infatti, il Filosofo australiano è coerentemente favorevole non solo all’aborto, ma anche all’infanticidio.” [5]


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Un esempio di uso strumentale del dolore è riportato dal prof. Nathanson nel suo libro “La Mano di Dio”:

“ “Il grido silenzioso” ritraeva un feto di dodici settimane fatto a pezzi in utero mediante l’azione combinata di aspirazione e strumenti di frantumazione da parte dell’abortista. Era così potente che i sostenitori pro-choice tirarono fuori i loro colpi migliori per denunciare la registrazione. Astutamente deviarono l’impatto della pellicola in un accademico cul de sac; una disputa circa quanto dolore il feto sentisse durante l’aborto. […] Forse che qualcuno che senta poco o non senta affatto il dolore (un paziente sotto anestesia, una vittima del cancro che ha subito rizotomia dorsale, o un ammalato cronico sotto un perenne analgesico) vede diminuita la sua capacità di partecipare alla lotteria dell’essere persona?” [6]

Il punto è che i pro-choice sostenevano che il feto non potesse sentire dolore, ma, come ribadito sopra, questo non giustificherebbe comunque l’uccisione di una persona, perché la sua dignità di persona non dipende dalle proprie condizioni, ma dal fatto stesso di essere persona.


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Il pensiero moderno tende a “umanizzare” gli animali e a degradare gli esseri umani ad animali, o addirittura a pensare cose del tipo “gli animali sono meglio di noi”. Ma sono pensieri pericolosi. Sempre Chesterton in “Ortodossia” metteva in guardia da queste derive: 

“Sentiamo gli umanitari moderni parlare costantemente di una particolare dottrina cosmica; uso la parola umanitario nel suo significato comune, ovvero di colui che sostiene le richieste di tutte le creature contro quelle dell’umanità. Secondo loro, attraverso i secoli siamo diventati sempre più umani, vale a dire che, uno dopo l’altro, gruppi o categorie di esseri umani – schiavi, bambini, donne, mucche e quant’altro- hanno gradualmente meritato la pietà e la giustizia. […] Qui sto solo seguendo il filo del loro ragionamento, che consiste nel sostenere che l’uomo è diventato progressivamente più clemente, prima verso i cittadini, poi verso gli schiavi, poi verso gli animali e poi (presumibilmente) verso le piante. Ritengo che sia sbagliato sedersi sopra un uomo. Fra non molto penserò che sia sbagliato sedersi sopra un cavallo. Alla fine (suppongo) penserò che sia sbagliato sedersi su una sedia. Questa è la spinta motrice del loro ragionamento.” [7]

La cultura nella quale siamo immersi sta cercando di ridurre sempre più il valore dell’essere umano. Ma l’evidenza dei fatti e della verità possono riuscire a cambiare questa tendenza. 

Citazioni

  1. G. Balduzzi, Sondaggi politici SWG, il sostegno alla legge sull’aborto raggiunge il 66%, pubblicato su Termometro Politico del 26/05/2021 (https://www.termometropolitico.it/1595464_sondaggi-politici-swg-aborto.html ).
  2. G.K. Chesterton, Ortodossia, p. 221, Ed. Lindau, 2018.
  3. Per chi volesse approfondire sulle procedure utilizzate per l’aborto, Live Action li ha passati in rassegna grazie al dr. Anthony Levatino.
  4. Gli Universitari per la Vita pubblicarono due anni fa un’intervista a Katrina Furth, esperta di sviluppo cerebrale umano, che ha mostrato come la facoltà di provare dolore nell’uomo sorga molto prima di quanto comunemente si pensi.
  5. A. Benigni, Uomo e animale sono uguali solo perché entrambi possono provare dolore?, pubblicato su Il cammino dei  tre sentieri del 03/05/2022 (http://itresentieri.it/la-selezione-cattolica-uomo-e-animale-sono-uguali-solo-perche-entrambi-possono-provare-dolore-morale/ ).
  6. B. Nathanson, La mano di Dio, pp. 174-177, Tau Editrice, 2020.
  7. G.K. Chesterton, Ortodossia, pp. 174, Ed. Lindau, 2018.

Fonte: Universitari per la Vita

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