Down free: quando l’aborto diventa un dovere

Down free - Aborto

Down Syndrome Free: il progetto danese è pura eugenetica. Attenzione, in questo caso non si tratta di usare l’aborto anche per eliminare i bambini malformati, ma di una vera e propria campagna per sterminare una particolare categoria di bambini. E la donna è tutt’altro che libera: ecco la menzogna del diritto di scelta che si rivela un obbligo a fare il male. E non accade solo in Danimarca…

Down Syndrome Free. L’espressione parrebbe incoraggiante: un mondo libero dalla sindrome di Down. Il problema sta nel fatto che qui, è proprio il caso di dirlo, si vuole buttare via l’acqua sporca con il bambino. Il bambino in questione è quello nella pancia della mamma e che è affetto da trisomia 21: in terra danese hanno deciso, ormai dal 2004, di debellare questa alterata condizione cromosomica non combattendo la patologia, bensì eliminando il paziente, ossia abortendo il bambino che deve ancora nascere.

Nel 2004, infatti, il governo lanciò questo programma dal nome suadente permettendo alle donne di usufruire gratuitamente di screening prenatali al fine di eliminare i bambini “difettosi”. Lanciato il progetto all’inizio del nuovo millennio si fissò anche un data per arrivare a “Bambini down zero”: il 2030. Pare che le cose, nella prospettiva del governo danese, siano andate meglio del previsto. Già nel 2005 nacque il 61% in meno di bambini affetti dalla sindrome di Down. Ad oggi il 98% delle donne che aspettano un figlio con questa sindrome decide di abortire e, così ci informa Il Foglio, nell’ultimo anno sono nati solo 18 bambini con sindrome di Down (per una popolazione di 5milioni di abitanti).

Ma in realtà le cose stanno ancor peggio: infatti undici di quei 18 figli vennero alla luce senza sapere che erano bambini Down e solo una volta nati si scoprì che erano affetti da trisomia 21. Se l’occhio vigile del killer in camice bianco fosse stato più accorto saremmo arrivati a soli 7 bambini sopravvissuti al genocidio danese.


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Naturalmente il progetto danese è pura eugenetica. Attenzione però: in questo caso non si tratta di usare dell’aborto anche per eliminare i bambini malformati o con qualche patologia, lasciando la decisione alla donna. Questa, in realtà, è una vera e propria campagna per sterminare una particolare categoria di bambini, è un progetto governativo per purificare il ventre delle gestanti e la società danese da persone per niente gradite. Non si dice: «Ciò che deciderai tu donna a noi starà bene», bensi: «Solo la decisione di abortire questi bambini è decisione a noi gradita». In altri termini, l’adesione al programma eugenetico, pur essendo formalmente lasciato alla libera determinazione della donna, è talmente consigliato che chi non vi aderisce viene considerato uno sconsiderato, un nemico della società, una persona priva di un minimo senso civico e di responsabilità sociale. Insomma in questo caso abortire non solo è una facoltà, non solo un diritto, ma un dovere civico.

Questo giudizio è avvalorato da alcune dichiarazione degli addetti ai lavori. Lillian Bondo, presidente dell’Associazione delle ostetriche: «Quando riusciremo a identificare tutti i feti con sindrome di Down, ci avvicineremo a una situazione in cui quasi tutti saranno abortiti». Niels Uldbjerg, professore presso il dipartimento di Ginecologia all’Aarhus University Hospital, parla di un «risultato straordinario» commentando gli ultimi dati che si avvicinano a “Bambini Down zero”. Berge Solberg, professore di Etica medica, sulla rivista scientifica Nordic Journal of Applied Ethics appunta: «La moderna tecnologia medica utilizzata negli esami di massa delle donne incinte indica che le persone con sindrome di Down non dovranno quasi mai nascere in futuro». Notare l’ausiliare “dovere” usato dal prof. A leggere questi commenti, è come sentire il Presidente del WWF auspicare che entro breve termine non nasca più nessun panda sulla faccia della Terra. Anche il popolino è ormai persuaso che la Danimarca sarà più bella senza quei bambini con la faccia così strana: in un sondaggio, il 60% degli intervistati si è detto favorevole al piano di sterminio intrauterino del governo danese.

Va da sé che i prossimi candidati a questa eutanasia prenatale saranno quei bambini affetti da altre patologie cromosomiche e non. La lista dei non perfetti è lunghissima, anzi sterminata tanto da ricomprendere tutti noi, perché ciascuno di noi non è fisicamente perfetto.


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Ciò che accade in Danimarca è, per alcuni versi, la fotocopia di quello che è accaduto negli anni scorsi e anche recentemente in terra inglese dove alcuni neonati sono stati uccisi perché disabili: vedi i casi di Charlie Gard, Alfie Evans ed altri. Che l’assassinio di innocenti si compia dentro o fuori dall’utero poco cambia, l’importante è purificare la razza umana, eliminare il diverso per sostituirlo con un altro “diverso”, questo sì da tutelare e proteggere con tutte le proprie forze: il transgender (il bimbo Down non va bene, quello trans sì), il gay, la coppia che ha un figlio con la pratica della fecondazione artificiale, con l’utero in affitto, il divorziato (se risposato ancor meglio), il candidato all’eutanasia. Una umanità nuova edificata con il sangue degli innocenti.

FONTE: Tommaso Scandroglio, La nuova Bussola Quotidiana, 14 Settembre 2020